LEARCO GUERRA

Da manovale a “Locomotiva Umana”

Learco Guerra, nacque a San Nicolò Po, in provincia di Mantova, il 14 Ottobre 1902, da Attilio, piccolo impresario edile, e Pasquina Galusi. Maggiore di 2 figli, iniziò a lavorare come manovale a 14 anni, con la volontà di diventare presto un muratore finito. Insieme ai compaesani, sedicenne con la passione per il calcio, condivisa con quella per le 2 ruote, fondò l’Aurora San Nicolò”, di cui era ala sinistra, capitano e presidente.

Nel ‘24 divenne padre di Gino ed a Gennaio 1925 sposò Letizia.

L’anno dopo iniziò a correre nelle corse locali, ma a metà 1926 l’impresa di papà  Attilio prese in appalto la costruzione di un’ala del nuovo Ospedale di Mantova e così la famiglia si trasferì in città.

Learco dovette lasciare le corse per gli impegni lavorativi, riuscendo ugualmente ad allenarsi per tenersi pronto e, nell’autunno 1927, ebbe l’ occasione di entrare nella squadra della 23a Legione Bersaglieri del Mincio, dove militava, nella sezione moto, l’altra leggenda sportiva mantovana: Tazio Nuvolari.

Il 1928 fu la prima annata da corridore, in cui vinse con la squadra l’eliminatoria lombarda della Coppa Italia e colse la 1° vittoria individuale al Giro della provincia di Ferrara.

Il passaggio al professionismo arrivò nel ’29, iniziato con la maglia del Pedale Mantovano, grazie all’ amico industriale Gino Ghirardini che gli comprò divisa e bici della Maino, facendogli credere di essere stato ingaggiato dalla famosa squadra per esordire nella Milano-Sanremo di pochi giorni dopo.

Grazie a quello “scherzo”, si mise in evidenza nella classica di primavera; arrivò solamente17° ma fu l’  unico al traguardo equipaggiato Maino e venne notato dal Campionissimo Costante Girardengo che lo segnalò al patron Maino; il commendatore lo chiamò e Learco entrò ufficialmente nella squadra Maino partecipando al suo primo Giro d’Italia.

Affidato alle cure di Biagio Cavanna, mitico masseur di Girardengo, e poi di Fausto Coppi , Learco s’impose nel 1° dei suoi 7 Campionati italiani a Carpi nella 50 Km su pista, battendo Binda e gli altri campioni dell’epoca; quell’anno vinse anche Coppa Appennino, Coppa Diamante, una tappa del Giro della Campania ed il Criterium di Roncoferraro.

Il 1930 fu l’anno della consacrazione: vincitore di 2 tappe al Giro, 3 tappe ed il 2° posto in classifica generale al Tour, indossando la maglia gialla per 7 giorni, il 1° dei 5 Campionati italiani su strada consecutivi, la Predappio-Roma, la Coppa Caivano ed il Circuito dei Colli Berici.

Ai mondiali di Liegi si piazzò 2° in volata lasciando 1° Binda, mantenendo la promessa di aiutarlo a vincere il titolo, nonostante il cittigliese fosse venuto meno all’accordo di supportare Learco al Tour, ritirandosi.

Nel 1931 ebbe la rivincita sul rivale al Campionato del Mondo di Copenaghen dove vinse percorrendo i 172 Km della cronometro individuale a 35,136 Kmh, distaccando Binda di oltre 9’.

Nella stessa stagione vinse il 2° Campionato italiano consecutivo, altre  4 corse e, soprattutto, fu il 1° ad indossare la Maglia Rosa istituita dalla Gazzetta, il 10 Maggio 1931, da cui il nostro nome “Pink Jersey 1931”, nella tappa inaugurale del Giro da Milano a Mantova.

Primo in altre 3 tappe di quel Giro che non portò a termine per una rovinosa caduta. Venne allora soprannominato “La Locomotiva Umana”, per le sue caratteristiche di formidabile passista, cronoman e velocista di rango.

Nel 1932 oltre al 3° consecutivo Campionato italiano, fu primo al Giro di Campania, al Giro di Toscana, alla Predappio-Roma, al Gran Premio di Mantova a cronometro:4° nella classifica finale del Giro d’Italia si aggiudicò 6 tappe.

La primavera del 1933 lo vide conquistare la Milano-Sanremo, ma al Giro, dopo aver vinto 3 tappe, fu costretto al ritiro alla 6a tappa cadendo sul traguardo di Roma, causata da una scorrettezza di Binda, che poi riportò la vittoria finale. Alla 2a partecipazione al Tour, fu ancora 2° nella classifica finale, vincendo 5 tappe compresa l’ultima al Parco dei Principi.La 4° maglia consecutiva di Campione italiano su strada ed altre 3 vittorie minori coronarono la stagione.

L’annata 1934 lo vide vincere il Giro con 10 vittorie di tappa, vestendo la Maglia Rosa per 12 giorni.

Ancora 1° per la 5a maglia tricolore consecutiva fu 1° nel Giro di Campania, Giro del Piemonte, G.P. di Novi Ligure a cronometro, Milano-Modena, Roma-Napoli-Roma ed al Giro di Lombardia.

Nel Campionato del mondo di Lipsia perse in una volata contestatissima dal pistard belga Kaers, dovendosi accontentare della medaglia d’argento nonostante i reclami della delegazione italiana.

L’anno seguente alle 5 vittorie di tappa nel Giro che lo vide 4° nella generale, fu 1°,per la 3a volta, al Giro di Campania, alla Milano-Modena, ai giri di Romagna, del Veneto e della provincia di Milano.

Passato dalla Maino alla Legnano 1936, fu consigliere prezioso del giovane Bartali per la vittoria nel Giro, per vincere anche insieme il Gran Premio Industria e il Giro della provincia di Milano.

Nel 1937 vinse l’ultima delle 31 tappe del Giro a Napoli, dove era idolatrato dai tifosi, ed altre 3 corse: Criterium di Cuneo, G.P. di Lugano e Corsa del Commercio a Milano.

Il 1938 lo vide senza vittorie su strada e inizio a limitare l’attività ai Criterium degli Assi ed all’attività su pista in Europa e negli States.

Negli ultimi 2 anni<1938-1939>in Legnano, con Bartali, ebbe come compagno anche Coppi. L’ultima stagione di competizioni fu il 1942 in cui vinse la 7a maglia tricolore nel mezzofondo dietro motori al Vigorelli, terminando così la carriera di corridore.

Talent scout e tecnico

Trasferitosi a Milano con la moglie Letizia e la secondogenita Carla produsse biciclette per pochi anni, poi decise di dare il proprio Marchio in licenza alla Fassi/Taurus per dedicarsi alla sua 2a grande carriera.

Nel ‘46 esordì come 1° Commissario Tecnico della Nazionale di ciclismo del dopoguerra, fino al ’47.  Guidò la sua prima squadra nel’49 ingaggiando 7 corridori elvetici e 5 italiani su bici L.Guerra.
Con il 1950 il team diventò L.Guerra-Ursus, all’ingresso dell’azienda di tubolari, e 16 atleti italiani, francesi, belgi, svizzeri.

Fu un’anno indimenticabile con la vittoria nel Giro, 1° straniero ad aggiudicarsi la corsa rosa, di Hugo Koblet, il Tour du Maroc con Olimpio Bizzi, il Campionato francese su strada con Louison Bobet e su pista con Roger Piel, più altri successi di Pino Cerami e Marcel Dupont.

Dal ’51 al ’54 l’abbinamento con Ursus portò numerose vittorie, soprattutto con Koblet e nell’ultimo anno, la 2a vittoria nel Giro, dominato, con Carlo Clerici 1° ed Hugo Koblet 2° a Milano.

Nel ’55, con il nuovo sponsor Faema, sempre su biciclette Learco Guerra color champagne, la formazione vinse con Koblet il Tour de Suisse ed un’altra dozzina di corse.

Lo squadrone del ’56 con 30 corridori di 5 nazionalità si aggiudicò 109 corse tra cui Gand-Vewelgem, Parigi-Bruxelles e Giro d’Olanda con Van Looy, Giro d’ Italia (con la leggendaria vittoria sul Bondone) più classifica GPM, Giro del Lussemburgo e classifica GPM al Tour con Gaul, Giro di Svizzera con Graf ed i Campionati Nazionali in Olanda con Wim, in Lussemburgo con Gaul ed in Svizzera con Graf.

Contemporaneamente la Faema-L.Guerra spagnola vinse 19 corse con Poblet, Bahamontes e altri iberici.

Il ’57 vide 97 successi della squadra internazionale: a Van Looy Gand-Wevelgem, Giro d’Olanda, Coppa Bernocchi, a Van Daele Parigi-Bruxelles, a Derycke Liegi-Bastogne-Liegi ed a Gaul Campionato lussemburghese. I 15 spagnoli vinsero altre 22 corse, principalmente con il velocista Poblet.

Con uno sponsor in più, nel ’58 la squadra diventò Faema-L.Guerra-Clèment riunendo anche gli spagnoli e, forte di 49 atleti, vinse 115 gare: Vuelta a Levante con Couvreur, Milano-Sanremo, Milano-Mantova, Parigi-Bruxelles, Coppa Bernocchi e Campionato belga con Van Looy, Parigi-Roubaix con Van Daele, Campionato spagnolo, GPM Tour e Vuelta con Bahamontes, Tour de France con Gaul.

Il 1959 vide 3 squadre in corsa: l’“internazionale” con 107 primi posti tra cui Vuelta Levante, Giro delle Fiandre, Parigi-Tours, Lombardia con Van Looy, Tour de Suisse e Campionato tedesco con Junkermann. L’equipè degli spagnoli vinse altre 30 gare compreso il Campionato del Mondo Stayer con Timoner. La 3a squadra in maglia EMI (altro marchio del gruppo Faema) formata da italiani e lussemburghesi, dominò il Giro più GPM e 4 tappe con Gaul, 3 tappe con Pellegrini. Gaul vinse ancora il Giro del Lussemburgo ed il Campionato Nazionale. A coronamento della eccellente stagione, Aldo Moser vinse G.P. delle Nazioni di 100 Km a cronometro più il Trofeo Baracchi insieme ad Ercole Baldini.

Nel frattempo il morbo di Parkinson si impossessava gradualmente di Learco che dovette cedere la guida della Faema nel ‘60, che con atleti belgi e spagnoli portò 70 vittorie alle bici L.Guerra , con il Campionato del Mondo su Strada di Van Looy e quello Stayer ancora con Timoner; altre significative furono Parigi-Nizza a Impanis, Vuelta Andalusia a Mas, Vuelta Levante a Manzaneque e classifica GPM al Giro sempre Van Looy.

La forte tempra gli consentì di dirigere la squadra EMI che vinse 6 gare con Ezner 1° nel Giro del Lussemburgo e Gaul Campione nazionale oltre a Kazianka e Moser.

Lasciato il gruppo Faema/EMI Learco salì per l’ultimo anno in ammiraglia con la nuova squadra VOV nel 1961, facendo esordire Vittorio Adorni con Fornara, Pellegrini ed altri fedelissimi tra cui Bahamontes che ottenne l’unica vittoria della squadra in Spagna. La malattia lo costrinse poi a lasciare il suo mondo ed il 7 Febbraio 1963 si arrese all’ Ospedale di Niguarda di Milano.